07 luglio 2008

L'origine del male (AIDS)


L'origine dell'AIDS nell'uomo e anche la malattia in sè sono tutto un mistero: sembra che l'HIV (virus della immunodeficienza nell'uomo) derivi da un virus delle scimmie che si è tramandato all'uomo attraverso vaccini antipolio negli anni '50-'60, ma ovviamente si è cercato, e si continua a cercare, di mettere a tacere questa teoria in ogni modo.
Segnalo questo bel "documentario teatrale" di Christian Biasco visibile da www.arcoiris.tv oppure dal sito dell'autore.

Lo spettacolo parla proprio di questo e fa notare come la medicina, praticata senza le giuste attenzioni (etiche, scientifiche, morali, ecc.), possa essere l'origine di mali molto peggiori di quelli che tenta di curare.

Parlando di AIDS non posso fare a meno di mettervi a conoscenza anche di altri punti di vista, come quello riportato nel sito http://www.ilvirusinventato.it/ che prende spunto da molti libri, articoli e altri siti web (li trovate in fondo alla pagina del sito) tra cui:

  • Il Virus Inventato - Peter Duesberg – Baldini Castoldi.
  • AIDS La grande truffa - De Marchi / Franchi – Edizioni SEAM.
  • La vera storia dell'Aids - David Rasnick - Edizioni SPIRALI. (Storia romanzata).
  • AIDS e se fosse tutto sbagliato? - Christine Maggiore - Macro Edizioni,
  • AIDS: nuova frontiera - Siro Passi e Ferdinando Ippolito - Lombardo Editore in Roma.

  • in cui si sostiene che il virus dell'AIDS in realtà non esista e sia tutta una truffa ai danni dei più poveri e diseredati della Terra.


    Tutto questo disorienterebbe chiunque, ma come sempre invito tutti a documentarsi e ad imparare a non dipendere dalle "verità scientifiche" riportate dai canali ufficiali, ma allo stesso tempo nemmeno a lasciarsi andare totalmente ad altre "verità" prima di averle toccate con mano e comprese a fondo.

    16 giugno 2008

    Assassini della medicina

    E' sconcertante quanto abbiano potuto fare dei medici milanesi nei confronti dei loro pazienti. Ne abbiamo sentito parlare, lo abbiamo letto sui giornali e un po' tutti ci siamo chiesti: "ma allora di chi ci si può fidare?".
    Personalmente queste persone mi fanno molta paura, so che alcuni di loro sono già stati arrestati, spero lo saranno presto tutti i responsabili di questo. E spero non altrettanto presto torneranno ai loro posti di "lavoro".
    Al "s.Rita" di Milano c'era chi operava chirurgicamente per fare palate di soldi ai danni del paziente e dell'intera comunità, perché si trattava di prestazioni in convenzione col Servizio Sanitario Nazionale, quindi pagate da tutti noi.
    Quegli interventi non erano ne necessari ne giustificabili dallo stato di salute dei pazienti, che pertanto ne uscivano in condizioni peggiori di prima, se non ci lasciavano direttamente la pelle.
    Quelli non sono medici, sono assassini, visto che in seguito alle loro sporche operazioni finanziarie sono morte delle persone, ma soprattutto sono dei traditori, visto che il loro scopo dovrebbe essere quello di aiutare i sofferenti, mentre si è tramutato in una trappola per chi li ha guardati negli occhi cercando una speranza.

    Riporto un'estratto dall'editoriale di Davide Rondoni apparso su
    Avvenire del 13 giugno 2008.

    "occorre guardare i medici negli occhi. Guar­dare quegli occhi che migliaia di volte al giorno, in migliaia di città d’Italia vengono guardati in corsie, cliniche, ambulatori da gente che vor­rebbe leggervi un poco di speranza, una traccia di sollievo. Occorre fissare gli occhi dei nostri dot­tori. Dietro le lenti, se ne hanno. Sotto fronti se­gnate da decenni di carriera, o aperte, lanciate a una vita fantasticata. E guardare se negli occhi hanno qualcosa che bru­cia come una passione o se sono opachi, spenti e sottili come quelli di tutti i calcolatori di professione. Se non hanno quella fiam­ma negli occhi, sono me­dici da temere. Intendo la fiamma, o chiamatela luce o come vi pare, che anima chi sa di avere un grande compito."

    Credo proprio che sia così: guardiamo negli occhi i nostri medici, perché la nostra fiducia non deve essere loro regalata, ma devono guadagnarsela.
    Rabbrividisco ancora al ricordo del racconto di una persona che è mancata poco tempo fa, quando mi raccontò delle sue brutte avventure negli ospedali milanesi, in cui avrebbe dovuto trovare "i luminari dell'oncologia", mentre incontrava solo personaggi che la trattavano come carne da macello, senza preoccuparsi minimamente della tragedia umana che stava vivendo dentro. E sono convinto che se non è riuscita a guarire è stato al 95% per colpa di questa mancanza di umanità.

    Chi valuta se uno studente di medicina un giorno sarà all'altezza di essere Medico? Possono farlo forse i voti degli esami? Sapete che nessuno valuta questo aspetto, nessuno si preoccupa di formare questa figura di così grande peso nella società, se non nei suoi lati puramente tecnici. Questo accade almeno nell'Università pubblica, ci sono poi istituzioni private che invece ne tengono conto, ma non so quanto.
    Credo che l'Università abbia una grande responsabilità in questo: formare (e se si dovesse ritenere che non fosse possibile farlo, selezionare) persone che siano all'altezza di essere un giorno dei Medici, ovvero quelli che "quando passano da me, dopo vanno via che stanno meglio, o almeno non stanno peggio" per dirla con le parole di un medico che stimo molto. E stare meglio non significa solo non avere più il dolore fisico, o sapere che il nostro corpo è guarito, significa anche, e credo soprattutto, sentirsi seguiti, valutati, aiutati, voluti bene, insomma: amati.
    Chi non è capace di amare, lasci perdere, non abbiamo bisogno di altri che facciano danni, ne abbiamo già tanti. Grazie.

    PS: Propongo di tornare, per questi gravi casi, alla legge del taglione... Occhio per occhio, dente per dente, polmone per polmone, fegato per fegato, intestino per intestino...
    Anzi, no, ritiro tutto, non vorrei che poi ci facessero pagare col SSN anche questi interventi!!!

    02 novembre 2007

    Don Oreste è tornato al Padre




    Don Oreste Benzi, presidente e fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, questa notte è tornato al Padre. Il suo grande cuore ha cessato di battere attorno alle 2.20, ma il ricordo e l' esempio che ha lasciato resteranno in tutti coloro che lo hanno incontrato.

    Ho avuto il privilegio di conoscerlo, di parlargli e di fargli delle domande che mi stavano a cuore (vedi questo post). Ho seguito il suo pellegrinaggio a Lourdes un anno fa, insieme alla sua comunità, realizzando un documentario in cui i suoi insegnamenti guidano le varie tappe del viaggio. In quell'occasione ho avuto l'opportunità di intervistarlo e di conoscere da vicino la sua profonda spiritualità, ma anche l'umanità, la scienza.


    Mi piace ricordarlo col suo bel sorriso, un grande uomo, un grande insegnante di vita e di fede, una figura di riferimento, vorrei dire... un santo!
    Un membro della sua comunità, in un'intervista radio di questa mattina , ha affermato: "don Oreste è stato un martire: era malato, ma non si è mai fermato un attimo, ha speso la sua vita per gli ultimi. Lascia una grossa responsabilità a tutti coloro che lo hanno conosciuto: continuare la sua opera."


    Vi invito a leggere il suo commento alla prima lettura di oggi (Libro di Giobbe 19,1,23-27). Parla in prima persona, è la prima volta che parla della sua morte, non lo aveva mai fatto. Lo trovate sul libretto "Il Pane Quotidiano", dove pubblicava i suoi commenti alla Parola di Dio.

    Ha scritto queste parole almeno due mesi fa:
    "Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto.
    In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio.
    [...]
    La morte è il momento dell'abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.
    La morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio."

    Un bel post su don Oreste dal blog
    JUSTINDIPENDENT